Chi è BSF

Chiara Zanini
Giornalista, scrittrice, ghostwriter, ideatrice di Breve Storia Felice

Chiara Zanini nasce all’ombra della “Madunina” in una casa in cui il nonno materno è cinese, la nonna bolognese e il resto della famiglia milanese d.o.c. Tra tagliatelle fatte a mano, risotto giallo con l’ossobuco e ravioli al vapore c’è da divertirsi, e Chiara si diverte smodatamente, senza un singolo pensiero cupo per 18 celesti anni di formazione alla gioia-dopo-l’impegno e viceversa.

All’università sono dolori: sogna giornalismo in America, ma ottiene un’iscrizione alla Cattolica di Milano in cambio della promessa di poter fare ciò che vorrà una volta conseguito il titolo di dottoressa in legge. A 25 anni è pronta a battere cassa proprio mentre il destino bussa alla sua porta. Questa sì che è serendipità. Fresca di stage giornalistico a Telenova, i 4 mesi di apprendistato più simili ad una puntata di  The News Room che un essere umano in carne ed ossa possa sognare, ottiene il ruolo di caporedattrice nel più grande portale di sport mai messo in piedi in Italia. Dieci mesi dopo è alle sue Prime Finali NBA da corrispondente. È il 6 giugno 2000, la sua seconda data di nascita, il Bing Bang della sua esistenza professionale e non. Impara a scrivere articoli che meritano davvero di essere pubblicati, impara ad essere una giornalista professionista che perfino il suo affilato senso critico seguirebbe con piacere. Impara a bere vodka martini a pranzo e a reggerli fino a notte fonda, impara a cavarsela da sola ad un oceano di distanza da casa e senza poter contare né sull’adorato fratello maggiore, né sui suoi super genitori-Jedi. Impara a dare un nome a ciò che veramente detesta e a ciò che veramente vuole; il che equivale ad avere un asso nella manica della propria vita laddove gli altri vedono solo buone o cattive mani del destino. Impara cos’è il successo con un libro su Allen Iverson che finisce per essere esaurito sulle mensole delle Feltrinelli per tre volte di fila. “Cinque Piedi e un funerale”, adesso acquistabile su Amazon nella sua versione integrale e “Reloaded”.

Torna in Italia e non scorgendo sulle mensole nostrane riviste di sport degne di questo nome, decide di crearsela da sola. Sei mesi dopo nasce Str8B, rivista indipendente sugli sport americani e sulle propaggini hip-hop d’oltreoceano. Arriva fino alle Messaggerie Musicali, ma purtroppo, o per fortuna, non esistono ancora i social in quegli anni e si fa fatica a farsi conoscere passando ogni mese tra le forche caudine della distribuzione italica. Dopo un anno bisogna chiudere i battenti, ma l’esperienza è di quelle che si raccontano ai nipotini.

Torna in America, vende i suoi articoli di sport agli americani, ai messicani, ai giapponesi e perfino ai tedeschi. Ma c’è ancora una cosa che le resta da imparare dopo 13 anni di gratificazioni all’estero: il fallimento. Il giornalismo non le basta più, ha bisogno di spostare l’asticella professionale ancora più in alto, così dedica tre anni alla sua nuova fatica letteraria: un romanzo non più sportivo, ma su una famiglia inventata e disfunzionale, che viene rifiutato da tutte le più grandi case editrici per due lunghissimi anni di incazzature. Pubblica una raccolta di racconti nel frattempo: “La Strada dei Sogni”, che viene suggerita da qualcuno come testo scolastico liceale e adocchiata da ogni recensione manco fosse una bionda svedese al bancone di un caffe napoletano. Insegna scrittura creativa, conduce workshop in materia e continua a scrivere storie da tenere pronte nel cassetto come fanno gli sceneggiatori a Los Angeles, caso mai a un regista o a un editore servisse una trama su un pittore dai poteri magici, sulle porte temporali, o su un sordo che recupera l’udito.

Finisce per convincersi che il racconto molto breve sia il modo migliore per insegnare a scrivere. A chiunque e ovunque. Perché come diceva Jung: “le patologie nascono sempre da una storia non raccontata”.

Mettere in fila anche solo 300 parole è la cura migliore alla vita, al gioco, all’altro, e al futuro. And you can fuckin’ quote her on that.

Un suo amico lo scorso autunno le dice: “Eppure ci sono ancora tante persone là fuori che si attaccano alle parole scritte come ad una mano che ti tira fuori. O dentro.”. E questo è bastato per accendere una scintilla dietro ai suoi occhi vagamente a mandorla e dar vita a Breve Storia Felice.

Intanto le dita continuano a picchiare sulla tastiera come se ci fosse un orologio biologico anche per gli scrittori. Sta lavorando a una pièce teatrale in memoria di una sua amica, a un altro romanzo più ambizioso del primo e a una serie televisiva che riunisca nuovamente gli italiani all’ora di cena e li faccia stare bene quanto un’Italia-Germania 2006.

“Si va a Berlino, Beppe”, ma senza andare a Berlino.

Perché scrivere è evocare qualcosa che si è già vissuto, o che si è già sognato, o che si vivrà…

Gabriele Claudio Costagliola

Counselor Relazionale, aforista, fotografo, scrittore

Nasce alla fine di un piovoso Novembre del 1969, quindi di fatto negli anni 60 per solo pochi giorni. Periodo di tumulti in Italia a cui anche la sua nascita ha partecipato.
Viene alla luce nebbiosa di Milano ma in verità è parecchio bastardo: CampanoSiculoEmilianoVeneto.
Inizia la scuola a 5 anni e subito gli illuminati lo spediscono da un team di psichiatri e psicanalisti  credendolo deficiente. Ne risulta, vero o falso che sia, solo che si stava mortalmente annoiando.
La scuola, manco a dirlo, non procede benissimo. Con fatica ergasolana finisce gli studi dell’obbligo senza renderla. Ha la “geniale” idea di iscriversi ad Architettura mentre sua sorella si iscrive a Psicologia. Molti anni dopo sua madre sentenziò: “Siete stati due coglioni. Vi siete invertiti le facoltà!”.
La carriera universitaria si conclude con la consegna della tesi (Strumenti e tecniche della comunicazione visiva) che però decide, scientemente o meno, di non discutere. Inconsciamente si rese conto che le scienze umanistiche, più che le forme, erano affare suo.

Durante il periodo lavorativo fa di tutto, tranne ciò che la sua natura sessuale non gli permette: Graphic Designer, Art Director, Web Master e Web Designer, Web Marketing (compresa una docenza universitaria), Ghostwriter, Copywriter, Spin doctor, gestione di una galleria d’arte contemporanea, ecc…
Ad oggi si occupa di Crisi d’Impresa nella più ampia accezione del termine… fin che durerà. Collabora da quasi 20 anni, in qualità di consulente alla Presidenza, in Lega Consumatori, per un   insano senso di giustizia e di meritocrazia assoluta.

Si diploma infine in Counseling Relazionale ed ancora cerca di capire come far fruttare questa competenza. Per capirci: professa ma non lo pagano. 

 Ha scritto un libro di ‘fotoaforismi’: Parental Advisory Explicit Content, venuto alla luce in autonomia letteraria da una collezione di presunte minchiate che ha partorito negli anni, tra cui un racconto. Il titolo ha il solo scopo di chiarire ed avvisare che sono pensieri intimi, sinceri ed espliciti. A volte molto o troppo espliciti per alcuni lettori.
“Presunte minchiate” perché sempre nascondono un pensiero più o meno serio che lo ha fatto riflettere, divertire, ridere o ridere amaro. Aforismi intrisi di autoironia con uno sguardo semiserio alla Psicologia e Sociologia contemporanea.

Astrid DeVilla

Editor itinerante (per scelta) 

Astrid non doveva nascere ai piedi delle Dolomiti, doveva crescere all’ombra del Vesuvio. “Abbiamo generato una napoletana!” – dicono di lei i genitori.
In una famiglia bellunese che ama le lunghe camminate tra i boschi e la lettura al posto della televisione, lei si distingue fin da subito per le sfuriate in salotto su tutto e tutti: le maestre, i compagni di classe, lo speck troppo salato, i cani da slitta indisciplinati e, naturalmente, i primi fidanzatini.
Quando compie 18 anni chiede un primo e unico regalo a suo padre: “Voglio studiare lingue a Milano.”. Accontentata al terzo mese di dispute all’ora di cena.
Con la città meneghina è amore a prima vista. Con i milanesi pure. “Qui sono tutti cazzuti” – dice a sua madre al telefono; e all’università va ancora meglio.
A 20 anni lavora già come editor per una piccola casa editrice milanese, mentre prosegue i suoi studi in lingue. Non va a finire bene perché Astrid non è d’accordo con le scelte editoriali del capo e non gliele manda a dire, batte i pugni sul tavolo un giorno sì e l’altro no pur di difendere i libri che secondo lei meritano un futuro migliore.
Si laurea in Lingue davanti ai suoi genitori e inizia a lavorare per un’altra casa editrice, questa volta dal nome più altisonante. Preferisce non citarli adesso, perché sono possibilmente peggio dei suoi primi datori di lavoro; l’unico merito che riconosce loro è quello di aver piantato in lei il seme dell’esterofilia. È vero o non è vero che in America c’è più merito? …
Sale su un aereo 5 mesi dopo per scoprirlo da sola. Il primo contratto da editor arriverà dopo 12 mesi di lavoretti ai banconi dei pub, alle biglietterie off-Broadway e come commessa in una piccola libreria nel Village.
Entra a far parte di una redazione indipendente newyorkese che pubblica solo ed esclusivamente flash-fiction e che contemporaneamente incarna il suo ideale lavorativo. I cinque anni successivi sono i più soddisfacenti della sua vita: il lavoro va a gonfie vele, editare racconti è la sua missione. Fino a quando incontra l’amore: spagnolo e desideroso di ritornare a vivere a Barcellona dopo due anni in America.
Astrid oggi si divide tra la Spagna e l’Italia come editor free-lancer, ma minaccia quotidianamente di trasferirsi in Australia o in Cina quando all’ora di cena il suo temperamento partenopeo prende il sopravvento. Noi di Breve Storia Felice ce la teniamo stretta per circa 48 ore alla volta; le versiamo un negroni forte accanto al computer e a turno speriamo o che parta per davvero o che resti.

Teo Williger

Copywriter, sceneggiatore, cantautore, musicista e compositore

Teo ci ha fatto promettere di non svelare il suo vero nome…
Mettiamo subito le cose in chiaro: Breve Storia Felice può promettervi tutto, tranne di nascondere al mondo le storie belle.
Il suo vero nome è Teodoro, perché suo padre, agente immobiliare del Wisconsin, adorava Roosevelt. La mamma è milanese e Teo è nato alla Mangiagalli mentre i suoi genitori stavano già divorziando dopo un matrimonio un filo affrettato a Las Vegas. Teo ha deciso a soli 5 anni che non si sarebbe mai sposato e oggi, a 42 anni suonati, è fiero di non avere ancora infranto il patto con sé stesso.
Ha studiato cinema a Los Angeles, un po’ per conoscere suo padre da maggiorenne, un po’ perché sognava di poter vivere e lavorare in bermuda per il resto della sua vita. Ha tracciato le due variabili su carta e si intersecavano perfettamente alla voce: regista di serie televisive a Hollywood.
Invece scopre di avere una voce roca che piace, e un po’ di cose da dire. Si trasferisce a Nashville per campare di musica, ma suo padre si ammala mentre sta incidendo il primo demo. Torna a Los Angeles, trova lavoro in una rivista di musica e ha il privilegio di fare un ultimo viaggio su strada assieme al padre fino a Milwaukee.
È allora che avverte il bisogno di mamma. E di Italia. Ebbene sì, c’è ancora qualcuno che avverte il bisogno di essere italiano… Da 10 anni fa il copywriter e scrive racconti che regala esclusivamente agli amici. Noi di Breve Storia Felice speriamo che un giorno li faccia leggere pure a noi; anzi, durante qualche aperitivo pindarico, ci siamo spinti fino a chiedergli di pubblicarne alcuni sul sito. Stay tuned.

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